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Alberto Ulisse

VELO.CITY

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Alberto Ulisse
Unoaunostudio laq_architettura
Con
Marino la Torre, Marco Morante, Maura Scarcella, Giuseppe Marcotullio, Andrea Mezzaroma, Annalisa Taballione
Artista
Irina Novarese, Della memoria digitale del corpo umano
Architetti invitati
Rodolphe Luscher (Luscher Architectes), Filippo Broggini (BlueOfficeArchitecture)

VELO.CITY è una macchina delle mobilità che consente di vivere a diverse velocità, in forma nomade, il "co-dominio" di una foresta urbana naturale/artificiale/energetica in divenire. I problemi di mobilità della città contemporanea nascono dall'uso del mezzo obsoleto: le automobili. Il concept è automatizzare la città grazie a una strategica disposizione di "suoli mobili" sui quali trasportare persone, cose, informazioni, energia.

L'idea principale è quella di un organismo infrastrutturale intelligente capace di nascere, crescere e strutturarsi. Un'infrastruttura concepita come "cittàorganismo" in crescita, come una foresta fatta di materiali e di abitanti molteplici, con una porosità massima controllata sezione per sezione, per una profetica avanguardia dell'infrastruttura come supporto. Parafrasando Branzi si immagina un processo di "agronicizzazione" della città, per liberare territorio e "urbanizzare" lo spazio della strada. VELO.CITY = ibridazione delle velocità per una piazza lineare mobile. Il progetto recupera il valore di andare "a piedi" su nastri mobili, attraverso nuovi luoghi pubblici. Il primo motivo di emarginazione tra i luoghi della mobilità e quelli dello stare è la differenza di stato/velocità (quiete o moto). Sfumare la differenza tra le velocità, abitare gli spazi e "vivere a diverse velocità" permettendo all'infrastruttura di essere più urbana ed alla città di "mettersi in moto". Un modo per escludere le macchine dalla città è quello di rendere la città stessa una macchina delle mobilità. In VEMA si immagina che grandi gate ipogei (nodi intermodali), posti in testa delle barre, possano accogliere il traffico territoriale per riversarlo in "modo pedonale" nel sistema VELO.CITY; un sistema di mezzi ecologici posti in corrispondenza dei principali incroci consentirà di servire il fitto della maglia urbana. Gli spazi-macchina sono già oggi visibili in certi luoghi della produzione, dove la ricerca estrema dell'efficienza ha determinato la complessità degli spazi e del vivere umano. Luoghi simili a visioni dei futuristi, e ancora a ritroso, del Piranesi. Dal 2026 un sistema di tapis-roulant info/energetici di prossima generazione renderà possibile tale organizzazione anche a scala urbana e successivamente altri futuribili sistemi tecnologici (campi magnetici, GPS, sistemi di attivazione della massa, materiali a cambiamento di fase, a memoria di forma, pareti porose a isolamento dinamico, sensori di prossimità) renderanno ancora più evoluto il sistema di spazi della mobilità dinamici, adattabili e reattivi. In una città "in movimento" ci si sposterà svolgendo delle funzioni, a diversi "passi d'uomo", da quello "del centometrista" per "una città in 6 minuti" (fasce a 36 km/h), a quello del passeggio (fasce a 6 km/h) fino alla stasi (spazi a velocità zero). On the road di Kerouac o ancora prima La Strada di Fellini sono le profezie lontane di una attesa che ha sempre accompagnato lo spostamento: vivere in movimento. Ciò porta a cambiare il senso stesso dello spostamento per un "vivere in forma nomade" e avere la possibilità di riposare, di lavorare, di ristorarsi, di svagarsi. Vivere la strada come "co-dominio", dove tutto ciò che serve viaggia contemporaneamente (ciò di cui ho bisogno è sotto di me… viaggia sotto i miei piedi...) in/sotto/sopra/accanto/tra/fra le persone. Lo scenario che si propone non è quello di una città alla Blade-runner, non è la città post-atomica o post-industriale, ma uno scenario di rigenerazione nella natura: una "foresta urbana". Le diverse essenze determinano diverse possibilità localizzative per funzioni che abitano lo spazio. Spazi dello svago emergono oltre le cime degli alberi a godere della luce del sole, il riposo invece è protetto in aree depresse e ombreggiate, mentre il lavoro e il ristoro vengono a occupare lo spazio tra le fronde (Naturale). Le diverse forme digitali di comunicazione urbana, come alberi, per una "foresta digitale": Della memoria digitale del corpo umano (l'opera dell'artista Irina Novarese), informazioni, rimandi, suggestioni di un'arte urbana in divenire (Artificiale). Il sistema delle barre infrastrutturali, come ogni manufatto con esigenze energetiche che debba proiettarsi nel futuro, è provvisto di un sistema di risparmio e produzione dell'energia (tappeti energetici fotovoltaici, torri del vento, alberi voltaici…). Le grandi torri elicoidali a geometria variabile per la captazione della forza del vento, le distese di canneti per la fitodepurazione, gli alberi-voltaici con foglie in silicio sono alcune delle possibili "mimesi forestali" che contribuiscono a rendere autosufficiente il ciclo energetico di VELO.CITY. Nella città "sotterranea" (nei gate) oltre ai posteggi si creano cavità per accogliere i luoghi della produzione e della ricerca, i canali per il cablaggio della Infra.city, i camini per la combustione (Energetica). VELO.CITY è un organismo in crescita: in divenire. Ogni città lo è sempre stata. Il sistema è basato su un progetto di processo e di controllo anche della forma, e non solo, collegato a un nuovo software per nuove infra/architetture energetiche, reattive e adattabili. È un Sistema Informativo di gestione e controllo della città di VELO.CITY che assicura una percentuale di porosità nelle sezioni dello spazio della strada, in un processo di crescita flessibile e continua.
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