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OBR Open Building Research

2026.09.06.18.00.00


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OBR Open Building Research
Paolo Brescia, Tommaso Principi, Paolo Salami, Veronica Baraldi, Dahlia De Macina, Chiara Pongiglione, Margherita Menardo, Gabriele Pitacco, Luca Vigliero, Barbara Zuccarell,o Francesco Vinci, Izabela Sobjerai, Matteo Casavecchia, Andrea Malgeri
Artista
EcoLogic Studio, Silentscape, Stem, Cristiano Pinna, Play four, Epidermic game, Play with Dostoevskij
Specialisti invitati
Paolo Inghilleri (sociologo) Linzmuzik (sound design) Marco Rossi (paesaggista) Umberto Saraceni (visual artist)

L'evoluzione dello sport contemporaneo diventa occasione per pensare a un nuovo paesaggio costituito dall'interazione di due livelli: il parco tematico e il giardino spontaneo. Il livello del parco tematico rappresenta la dimensione più infrastrutturale, organizzata e formale dello sport, mentre il livello del giardino spontaneo quella più libera, creativa, informale.

Questa doppia dimensione viene interpretata in chiave dialettica e configurata facendo interagire i due livelli in funzione delle mutevoli pulsioni vitali della società e dell'individuo: dall'appartenenza al gruppo alla percezione del sé e del proprio corpo. Nel 2026 il corpo, "paesaggio configurabile" e sempre più artificiale con le sue protesi, sostanze chimiche e chip, diventerà il luogo dove si confronta il potere della soggettività con il potere esterno della politica. Attraverso una pratica proiettiva sul landscape passando dal "paesaggio del corpo" al "corpo del paesaggio", il paesaggio dello sport si definisce a partire dalla griglia della città di VEMA che viene deformata con leggere modellazioni orografiche utilizzando il terreno liberato dal vicino lago artificiale e creando, in questo modo, una successione di spazi a quote leggermente diverse che appartengono di volta in volta al livello del parco tematico o del giardino spontaneo. Il parco tematico è costituito da piazze outdoor legate a precisi temi dello sport, intorno a cui vi sono spazi per lo sport indoor e per le funzioni di supporto. Il giardino spontaneo sarà determinato da parte degli abitanti di VEMA, contribuendo a sviluppare un senso di autoriconoscimento e appartenenza al proprio luogo, verso una più consapevole coincidenza tra società (designer) e paesaggio (design). Questo è il luogo di nuovi "sport ibridi" e di molteplici riconfigurazioni dove avvengono, attraverso un remapping del paesaggio esistente, processi dinamici simili a quelli della rotazione agricola tipici della pianura padana (per esempio una parcella che oggi è coltivata a mais, potrà diventare campo da calcio per poi tornare ad essere terreno agricolo). Secondo questa chiave dialettica tra parco tematico e giardino spontaneo, il paesaggio dello sport combina due dimensioni di interior landscape ed exterior landscape: da un lato si predispongono ambienti interattivi dove l'innovazione tecnologica ricorre anche ai mezzi della virtualità; dall'altro lato si persegue un'idea di movimento a partire da un flusso energetico preesistente. Gli sportivi del 2026 potranno sentirsi "dentro" a un paesaggio attraversato dai flussi energetici provenienti dalla città, dal territorio e dall'ambiente.

L'isolato urbano: le residenze e il cinema multisala Così come per il paesaggio dello sport, anche per l'isolato urbano avviene la compresenza di più livelli, uno più strutturato che ospita il cinema multisala e uno più spontaneo dedicato alle residenze. Attorno al vuoto della piazza pubblica una modellazione fisica del terreno genera un isolato verde configurato attraverso una sintesi delle caratteristiche "naturali" recepite dal paesaggio esistente. Saranno poi le esigenze da parte degli abitanti futuri a definire indici e quantità nel rispetto dei rapporti naturali individuati. Cercando di affrancarsi dalla presenza ipertrofica del "domicilio", le residenze di VEMA rendono manifesta, al posto dell'abitazione come spazio fisico, la totalità del luogo. Ciò non vuol dire semplicemente sfumare la distinzione tra interno/esterno, ma ricercare quel continuum in cui spazio e tempo si unificano in un'entità non separabile. È nel giardino che spazio e tempo si unificano, diventano continui, recuperando al contempo il significato essenziale di abitare nel senso di "aver cura". L'interfaccia interno-esterno è costituita da diaframmi che diventano campo di azione dove si generano porosità e personalizzazione da parte degli abitanti, producendo energia e comunicazione: la casa è un organismo evolutivo che interagisce con l'uomo e l'ambiente. Il cinema multisala, più che uno spazio fisico, è un ambiente interattivo che crea nuove relazioni tra film e spettatore. Abbiamo configurato un'installazione in cui si sovrappone al film proiettato la ripresa in tempo reale dello spettatore che sarà libero di interagire nel film, sfumando la separazione tra soggetto dell'osservazione e oggetto della storia. Vorremmo in questo modo trasmutare la consueta materia edilizia in paesaggio materiale-immateriale sospeso tra natura e comunicazione.
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