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Tomaso Monestiroli, Massimo Ferrari

UN TEATRO PER VEMA

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Tomaso Monestiroli, Massimo Ferrari

Collaboratori
Chiara Besozzi, Claudia Tinazzi
Artista
William Xerra, Mento alla bellezza dell'imperfezione
Architetto invitato
Pierluigi Cerri, Ile flottante

Pensando a un teatro per VEMA ci è tornato alla mente il lavoro di Fausto Melotti, e dei suoi Lieder, lavoro fortemente evocativo del significato del teatro. Vita a pezzi, Africa, Rivoluzione dei poveri ci hanno fatto riflettere sulla città del 2026 e sul ruolo profondo e necessario che il teatro, come monumento, deve avere nella scena urbana.

È stata questa un'occasione di riflessione sulla città contemporanea e su VEMA, quale parte di quella città policentrica che è la vera alternativa possibile e realistica alla città infinita; una città, fatta di città che si relazionano attraverso una fitta rete di infrastrutture, immersa nella natura, nella quale il carattere dei luoghi e la riconoscibilità delle istituzioni è affidata all'architettura degli edifici che la costruiscono. Il nostro progetto si compone per parti distinte, indipendenti e riconoscibili. Una grande piazza coperta individua i due livelli su cui è costruito il progetto; il primo (0,00) è il livello della vita quotidiana in cui la comunità si riconosce e si ritrova; il secondo livello (+9,00) è quello pubblico della grande piazza, arrivo dell'infrastruttura che collega VEMA al territorio, e al contempo punto di vista sull'intera città. Tra la piazza e il teatro un grande spazio verde diventa il luogo deputato agli spettacoli all'aperto. La definizione del tema, i suoi contorni, le sue qualità hanno segnato le direzioni e le misure in cui potevamo muoverci. Il teatro, inteso come il racconto della vita, ha disegnato il rapporto con tutta la città e attraverso il parco alla totalità degli abitanti. La posizione e l'affaccio costruiscono la lunga scena urbana che raccoglie e trasmette molteplici spazi scenici, nell'ipotesi che sia possibile sommando tanti teatrini "in miniatura" definire, attraverso il loro confronto, i valori della vita che vi è rappresentata. Sopraelevato dal suolo il volume scenico è costruito da un corpo di fabbrica (350 m) che raccoglie macchine e movimenti, e dalle sale che vi si attaccano in differenti modi così da soddisfare i diversi rapporti scena/cavea. Attraverso gli attacchi a terra il pubblico accede ai foyer e si distribuisce nelle sale, oppure vi arriva direttamente dalla piazza attraversando i laboratori teatrali. Tre sale a raccontare le possibilità d'uso flessibili, in un sistema che nella sua natura accetta differenze e trasformazioni. L'orientamento così come dichiarato non asseconda la città vicina ma si apre alla città intera. Sulla piazza si attestano cinque "lame" residenziali alte 90 m che insieme alle residenze mobili rappresentano l'abitare nel 2026: stanziale o nomade. Il racconto delle differenti ipotesi abitative è affidato alla costruzione. Le case "alte" si costruiscono attraverso la solida sovrapposizione dei piani e la massima libertà distributiva degli alloggi adeguando le esigenze di vita degli abitanti alla struttura compositiva che collega i diversi livelli della città. In una ipotesi di residenza continuativa la possibilità di variazioni della sagoma sono molteplici, le parti resistenti poche e necessarie. Le case "basse" individuano un nomadismo che trova strutture di accoglienza in cui abitazioni di 70 mq sono organizzate a diversi livelli e ospitate in strutture fisse che ne garantiscono le reti e i servizi. La temporaneità della residenza mantiene come fissa la struttura che la organizza e ammette la trasportabilità degli elementi abitativi a rotazione. L'idea è quella di una casa di affezione che segue gli spostamenti e che accoglie le singolarità di chi le abita. A ovest, il prolungamento del lago è l'altro importante elemento naturale del progetto. È il luogo dell'Ile flottante (Pierluigi Cerri), un teatro galleggiante costruito con la tecnica degli Zeppelin, che, aprendosi può avere come scena il grande teatro. Sul limite opposto del lago cinque grandi banderuole a vento (20x30 m) costruite con strutture metalliche ruotando lentamente producono energia e al contempo sono i supporti per l'arte nella città (William Xerra).
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