chiudi



Stefano Milani

Insieme vuoto


visita il progetto in Google Earth | scarica il software

Stefano Milani

Collaboratori
Filip Geerts, Arek Seredyn, Radek Brunecky, con il patrocinio del TU Delft Olanda
Artista
Elvio Chiricozzi, Un soffio d’aria, un brusio d’ali, un volo di uccelli (coordinamento artistico: galleria A.A.M. Arte Architettura Moderna, Roma)

Immaginare una parte della città che svolga la funzione di magazzino è un'affermazione radicale e provocatoria nel mondo dell'outsourcing e del just-in-time. Il concetto di physical internet, definito dall'«Economist» lo scorso giugno 2006, è un luogo molto reale, sine qua non del grande spettacolo della distribuzione globale delle cose.

L'area dei magazzini – come spazi o come spazi vuoti – è stata pensata come una parte della città immaginata ex novo fra Verona e Mantova. Non come cinico commento sulla urbanizzazione della regione, ma come un'attivazione dell'architettura nella sua forma più primordiale: contenere il vuoto. Ciò che conta qui non è tracciare ed esaltare ad nauseam i flussi fra i nodi distributivi, ma il fatto concreto della distribuzione resa architettonicamente negli oggetti e negli spazi dello stoccaggio come parte di una città di fondazione. La tipologia onnipresente delle grandi scatole contenitore ha prodotto uno dei pochi paradigmi architettonici validi ancora oggi: quello dell'orizzontalità all'ombra di un parente vicino, il grattacielo. Con la scatola, inclinata verticalmente o orizzontalmente, l'architettura diventa evidente in primo luogo come spazio contenitore, tecnico e programmatico, ma essenzialmente vuoto. Centrale per il progetto è il concetto di vuoto. Non si tratta tuttavia del vuoto metafisico monumentalizzato visto nei dipinti di De Chirico o nell'architettura razionalista italiana, ma di un vuoto che rifiuta di identificarsi con il significato di vuoto. Vuoto è ciò che l'architettura è in grado di contenere: la differenza sta nel modo in cui il vuoto è contenuto e non ciò che il vuoto rappresenta o quale occupazione possa aspettarsi di avere. Rifacendosi all'Uomo senza qualità di Musil, è la possibilità di contenere che ispira l'architettura. Se la città è il luogo del possibile, la risposta a tutte le domande immaginabili consiste esattamente nel sospendere ogni scelta finale a favore di una sola possibilità e, al contrario, creare con grande esattezza una condizione di vuoto, disponibile per ogni immaginabile possibilità. È questa la condizione di vuoto che permette a Elvio Chiricozzi di immaginare uno stormo di uccelli accalcati sul sito o librati in volo. Dovendo occuparsi della zona dei magazzini di VEMA, e dell'implicita questione della scala, delle possibilità estetiche, se non monumentali, il tema è stato esplorato non solo per poter suggerire processi urbani, ma per diventare realmente urbano.

Accesso al sito, alla città e l'open space L'accesso sud a VEMA dall'autostrada è organizzato per mezzo di una rotatoria elevata che serve anche l'area rurale a ovest, suggerendo inoltre la possibile estensione di VEMA sull'altro lato. La zona demarcata a est dall'autostrada e a ovest dalla sede ferroviaria e dall'area edificabile è del tutto appropriata per rendere in qualche modo utile la sua condizione di vuoto. L'area è parzialmente occupata da una base per elicotteri (Sikorsky CH-54 Skycrane'): un eliporto con luce di avvicinamento e sistema di guida ILS per ovviare alla costante presenza di nebbia in questa zona, una pista di rollaggio e un hangar. L'unico vero edificio è l'hangar: l'edificio magazzino per eccellenza. Struttura e riparo attorno a uno spazio vuoto che ospita una macchina. Gli uffici operativi sono situati nella parte scorrevole dell'hangar invece di essere aggiunti allo spazio utilizzato.

Distretto dei magazzini Una serie di magazzini di piccole dimensioni organizzate attorno a un grande deposito: il magazzino delle apparenze, l'hotel degli oggetti e sul lato verso la città un ristorante in cui viene servito gratuitamente cibo in surplus. Sopra questa sezione una piattaforma di osservazione con serbatoi d'acqua a torre. Il grande deposito costituisce l'elemento centrale dell'intera zona. Il deposito è un centro logistico completamente automatizzato. È un contenitore nel senso che non ha neppure una suddivisione in piani. Il sistema automatizzato di stoccaggio occupa l'edificio fino al piano terra: la macchina nella pancia dell'edificio. L'edificio stesso è struttura e riparo. La struttura è organizzata secondo una doppia griglia – la luce penetra nello spazio fra i vuoti lasciati dalle colonne quadripartite. Le rimesse per i furgoni sono identificate come oggetti. Un camminatoio diagonale consente all'unico abitante di controllare il processo.

Area residenziale La casa dell'ispettore diventa il prototipo abitativo per gli edifici residenziali previsti. Sarebbe sbagliato considerare le abitazioni come direttamente ispirate all'idea di magazzino: sebbene non si possa prescindere dall'associare l'abitazione alla soluzione adottata per il magazzino, la connessione che proponiamo è più specifica. La casa dell'ispettore è sviluppata come parte di un contesto essenzialmente ostile, estremamente non confortevole, se non addirittura inabitabile. L'ambiente meccanicistico del deposito automatizzato è per così dire una versione esagerata della comune abitazione urbana moderna. La resistenza offerta da questo contesto ha creato un'abitazione in grado di assorbire le molteplici interazioni con il mondo esterno. La soluzione d'angolo della casa crea una pianta e una sezione a forma di L attorno a un vasto spazio vuoto. Nell'angolo una scala consente al modulo abitativo di essere utilizzato sia per una residenza urbana monofamiliare, sia per una serie di unità di più piccole dimensioni raccolte attorno a funzioni collettive. I moduli sono disposti su un vasto cortile vuoto, e il piano terra ospita spazi per attività collettive. Nei sotterranei si accede ai parcheggi per mezzo di montacarichi disposti negli angoli.
© VEMA città possibile, 2007. Tutti i diritti riservati.