ma0/emmeazero MUSEO continuicity
ma0/emmeazero studio d’architettura www.ma0.it Massimo Ciuffini, Ketty Di Tardo, Alberto Iacovoni, Luca La Torre Con Enrica D'Aula, Diane Jaeger, Lisa Pavanello, Giacomo Pietrapiana, Carlo Tancredi, Piero Ventura Artista Sergio Lombardo, Mappa stocastica di 6 forme e 4 colori e-boy.com, font e-boy RegAlpha e pchome_epaper_27 Architetti invitati Vito Acconci, Acconci Studio (Vito Acconci, Eduardo Marques, Max Sanjulian, Dario Nunez, Jan Fusten), Stretching library Parlare di ecologia urbana per la città contemporanea è una contraddizione in termini, non solo per quanto riguarda il consumo di risorse energetiche e ambientali su scala vasta (ciò che si chiama generalmente urban footprint) ma anche e soprattutto per le forme di consumo ed organizzazione del territorio a scala locale. I meccanismi di valorizzazione delle aree infatti producono e riproducono incessantemente fenomeni di espansione in cui il suolo su cui cresce la città nuova è uno spazio generico fortemente parcellizzato: l'estensione dei parcheggi a raso, la moltiplicazione di limiti e barriere tra proprietà ed attività differenti collegate tra loro solo da una rete stradale pervasiva, questi ed altri fenomeni di indifferenza dello sviluppo urbano a una visione sistemica degli elementi che costituiscono la città producono una urbanità dispersa, frammentata, dissipativa. Continuicity propone una integrazione degli elementi che nel bene come nel male (dal trasporto privato ai parchi pubblici) fanno la città, con l'obiettivo di garantire intensità e sostenibilità dei fenomeni urbani. Continuicity / principi Le tre continuità – continuità naturale: costruzione di una rete di corridoi ecologici che attraversano la città per bilanciare le emissioni inquinanti e costruire un sistema connettivo (percorsi sportivi, ciclabili, ecc.) sostenibile alternativo a quello veicolare privato. – continuità pedonale: eliminazione delle barriere orizzontali e verticali che impediscono l'attraversamento e frammentano lo spazio pubblico di relazione (pedonale) a favore di quello privato (veicolare). – continuità veicolare: è il solo principio di continuità su cui si è costruita la città e la società contemporanea, che dunque non possiamo ignorare: è il predominio dello spazio privato dell'automobile su quello pubblico alla scala – e ai tempi – dell'uomo. Questa continuità va garantita, ma limitata opportunamente. Il suolo attivo A un suolo generico e passivo Continuicity oppone l'idea di un suolo attivo innervato di percorsi e attività, spazio di relazione alle differenti scale del vivere urbano, capace di moltiplicarne le funzioni e la sua intensità d'uso. Questa condensazione delle attività legate alla sfera pubblica minimizza allo stesso tempo il consumo del territorio, e aumenta lo spazio per la costruzione di continuità naturali a scala più ampia. La rete obliqua Tutte quelle funzioni che hanno una relazione con lo spazio pubblico (i parcheggi, le attività commerciali, i servizi di quartiere ma anche quelli a scala urbana) e che hanno bisogno di affacci e ventilazione naturale limitata sono condensate e ospitate all'interno di un doppio suolo il cui margine esterno si inclina per diventare allo stesso tempo supporto allo spostamento e interfaccia tra esterno ed interno. La diagonale è la matrice geometrica di questo suolo: essa permette infatti di superare i dislivelli a pendenze moderate, trasformando le differenze di quota in soglie impercettibili. La rete è la logica di aggregazione dei percorsi diagonali: garantisce la possibilità di attraversamento continuo dello spazio, senza imporre percorsi preferenziali, e moltiplica le connessioni tra attività pubbliche e spazi privati. Continuicity non definisce un sistema di confini, al contrario tende a generare una rete di percorsi e luoghi possibili aperti, usando le parole degli Smithson, alla «presenza di passaggio e all'incontro per caso». Qui, citando Claude Parent, «les notions de façades, de murs, de cloisons, au sens traditionnel du mot, disparaissent. Ces éléments deviennent actifs en se pliant au parcours: ce sont des supports». Linea obliqua, la biforcazione, il piano inclinato sono la cifra di Continuicity. Se un sistema ortogonale divide, separa e misura, la linea obliqua, nel piano come nelle tre dimensioni, divide e unisce allo stesso tempo, e la sua ambiguità è misura della continuità dello spazio. Dall'isolato fino a una ipotetica VEMA in versione Continuicity, la stessa logica di continuità e biforcazione è stata applicata alle differenti scale, per simulare e verificare una applicazione integrale dei principi su cui si fonda il progetto. Così ad ogni isola, con il suo sistema di reti naturali e pedonali, costellati di attività pubbliche, corrisponde a scala urbana una macrorete di spazi pubblici e naturali, costellata a sua volta di isole di macro funzioni a scala urbana (servizi, centri direzionali, spazi per la cultura ed il tempo libero, ecc.). Abitare a Continuicity Tra le maglie di questa rete di percorsi e spazi verdi, al di sopra della quota dello spazio pubblico, si elevano gli edifici, residenze e uffici, unici limiti verticali sul suolo continuo della città. All'interno delle residenze si ripropone la stessa logica di intensità e prossimità tra gli spazi pubblici dell'abitare individuata al livello del suolo: sul percorso di distribuzione, vera e propria promenade condominiale si affacciano infatti tutte le terrazze e le zone giorno degli alloggi duplex, mentre le camere da letto si trovano al piano inferiore per garantirne privacy e isolamento. Lo spazio di distribuzione diventa così il luogo possibile delle relazioni – e dei conflitti – in questa sorta di microcittà. Il museo di arte temporanea Il museo diventa all'interno del sistema Continuicity un grande volume di doppio suolo, attraversabile alla quota di accesso come sulla copertura. Spazio controllato per allestimenti protetti ma anche supporto per interventi diretti nello spazio aperto. L'interno è pensato come una grande galleria urbana contornata da gruppi di sale espositive a illuminazione diffusa naturale/artificiale dove allestire mostre tematiche di stampo tradizionale. In prossimità degli accessi al museo sono collocate tre torri destinate ad attività che con la produzione museale stabiliscono un relazione più o meno diretta e proficua, che contengono rispettivamente gli uffici del museo e di aziende che lavorano nel campo dell'arte (organizzazione di eventi, case editrici, gallerie private, ecc.), un mediastore e un centro per la ristorazione. Le tre torri possono in questo modo funzionare come punti di accesso multipli al museo (utilizzando a esempio le casse delle attività commerciali per emettere i biglietti di ingresso), ma anche come display a scala urbana da utilizzare per pubblicizzare le attività del museo.
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