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liverani/molteni architetti

FABBRICA
La città fabbrica


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liverani/molteni architetti
www.liverani-molteni.it
Enrico Molteni, Andrea Liverani
Collaboratori
Giovanni Podestà, Martino Sacchi, Gianfranco Orsenigo, Elena Ruotolo, Sebastiano Conti Gallenti
Artista
Daniele Puppi, Frammento fatica n. 24
Architetti invitati
Elías Torres, José Antonio Martinez Lapeña & Elías Torres Tur arquitectos Progetto "Tintura di Melnikov"
Materiale Internet
Borja Gutierrez, Luís Valiente

La fabbrica del futuro si suppone essere un'attività pulita e sicura e quindi compatibile con l'abitazione: su questa ipotesi è basato il progetto di seguito descritto.
1. L'immagine di riferimento utilizzata è il profilo di facciata a shed che identifica generalmente la fabbrica. La tipologia abitativa individuata è il loft che prende di fatto origine dal riutilizzo di spazi produttivi dismessi. Shed e Loft sono i termini che danno vita al progetto e ai quali corrisponde una certa efficacia tanto funzionale quanto concettuale e iconica. Il risultato di questa ipotesi progettuale prende il nome di città-fabbrica.

2. Abbiamo suddiviso la "quadra puriniana" secondo il passo di 6 m, che corrisponde al passo strutturale dello shed, generando una serie di lunghi lotti uguali a sezione costante. Secondo il principio di totale occupazione del suolo questa copertura omogenea protegge indistintamente l'intera cittàfabbrica – tanto la produzione come le abitazioni – e potrà essere occupata in modo aperto e flessibile, secondo le necessità concrete del momento. Case che lasciano posto a fabbriche, fabbriche che diventano case. Dal 100% di case al 100% di fabbriche, nel progetto della città-fabbrica sono già previste tutte le possibili combinazioni all'interno di un tessuto urbano denso e compatto. La città-fabbrica è stata suddivisa in isolati tagliati secondo linee diagonali che si congiungono alla "iperquadra puriniana". Le aree risultanti hanno forme diverse, trapezoidali o triangolari, che di per sé contengono il principio della variazione dimensionale. L'intersezione tra la geometrica della copertura a shed e le strade diagonali genera inoltre differenze continue nei profili di facciata. Questa semplice operazione agisce su una immagine monotona e ripetitiva come variazione del medesimo tema iconografico. Essendo VEMA inserita nella campagna e dotata di grandi parchi e giardini pubblici, le strade e le piazze della città-fabbrica, caratterizzate solo dal profilo a zig-zag degli shed, sono prive di alberature: il verde è invece nascosto e privato, interno alle case e alle fabbriche.

3. L'abitazione minima si struttura su un quadrato di 12x12 m suddiviso in 4 parti: lo spazio comune, le camere, la serra- giardino e il cortile. L'abitazione è sollevata per permettere il transito veicolare privato – non inquinante – interno ai lunghi lotti. Le fabbriche hanno invece una luce minima di 36 m a cui si affianca un modulo di 6 m dove trovano posto gli uffici, gli impianti e il giardino. La ciminiera, da elemento inquinante, è qui invertita, scende nel terreno come un pozzo che funziona da scambiatore termico: questo elemento invisibile prende il nome di "ciminiera ecologica".

4. Essendo lo shed correttamente orientato a nord, sulla falda inclinata si potranno istallare pannelli solari per la produzione di energia elettrica e di acqua calda. Anche i cortili e i giardini potranno essere parzialmente chiusi da vetri e da pannelli solari, dando forma a serre bioclimatiche o pergole fotovoltaiche. Questo principio energetico della cittàfabbrica si estende anche agli spazi non occupati, in cui sono visibili nella loro essenza, come sculture o come monumenti, le strutture a shed che danno vita e identità a questa parte di VEMA.
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