Santo Giunta TERZIARIO Gli orti dell'ozio creativo1
Santo Giunta Collaboratori Domenico Falcetta, Viola Avvento, Mariano Capitummino, Giuseppe Cardillo, Francesca Crocco, Andrea Liguori, Massimiliano Masellis, Sebastiano Raimondo, Giampiero Raggio, Riccardo Scalisi, Domenico Scirica, Fabio Vella, Calogero Vetro Artista Croce Taravella, Orti per VEMA Specialista invitato Giuseppe Giunta (sociologo) L'ibridazione dei costumi tende a modificare il nostro modo di vivere. Ci incontriamo, ci divertiamo e ci rilassiamo con nuovi riti e pratiche sociali, tra spazi individuali e ambiti legati ai bisogni dell'abitare. È paradossale, ma nella città, in modo spontaneo, ci ritroviamo sempre più spesso tra macchine e motorini a consumare un pasto veloce. Le strade chiuse al traffico, le isole pedonali e i larghi marciapiedi ospitano l'ora dell'aperitivo. Spazi "modellati" dalla gente che li vive, ma spostandoci dal centro urbano verso il quartiere che ospita le nostre notti, siamo accolti da una desolazione profonda. Siamo aggrediti dalla sensazione di essere nella terra di nessuno. Dalla Ville Radieuse ci immaginiamo prati tra gli edifici della città. Ma come progettarli? Come gestirli? Con quali costi? La strategia per i nuovi spazi liberi di VEMA deve coinvolgere l'interesse degli abitanti che, come tutti, avranno del tempo libero per dedicarsi all'ozio creativo2. Mediante questa strategia, attenta ai nuovi desideri dell'abitare, il progetto predispone luoghi per far scoprire il valore collettivo degli spazi urbani. L'attacco a terra delle unità d'abitazione/uffici è confermato dall'andamento morfologico del suolo che, attraverso piani leggermente inclinati o bassi terrazzamenti, sale di quota verso il centro degli isolati. La continuità pedonale si articola tra gli orti e le piccole attività commerciali. Qualche auto elettrica percorre questi spazi, per trasportare alimenti, per fornire servizi di assistenza o per la passeggiata dei diversamente abili. Gli orti definiscono lo spazio pubblico, disegnano i percorsi dove camminare, sostare, leggere il giornale. Qui si intrecciano i flussi che legano le diverse attività coordinate (come quella del municipio) alle altri parti della città ("A" e "B"). In questo suolo urbano alloggiano i canali di aerazione, di illuminazione e la risalita dai parcheggi sottostanti. La gestione degli orti3 sarà affidata alla comunità residente. Attraverso protocolli d'intesa vengono messi a punto diritti e doveri, per la realizzazione di una struttura "aperta" che definisce, con l'istituto del noprofit, "proprietà" da coltivare e da gestire. Su questa orografia artificiale, il ritmo degli edifici è individuato dalle maglie che strutturano VEMA. A questo ordine ortogonale, che determina la riconoscibilità degli isolati sia alla scala geografica che a quella del pedone, si sovrappone la disposizione eteronoma di tutti gli elementi che compongono il suolo. Il posizionamento dei prismi (le unità di abitazione/uffici) è pensato per creare due diverse configurazioni dello spazio pubblico. Infatti quelli più "vicini" individuano lo spazio della strada commerciale, mentre tra quelli più distanti si trovano gli orti. La loro sequenza costituisce l'orientamento urbano e individua il percorso commerciale, contenitore di servizi autonomi e laboratori. Il suolo pubblico continuo diviene luogo dove sperimentare i valori dell'ecologia e dell'abitare sostenibile. Le strategie legate alla garden community di VEMA diventa sistema privilegiato per un associazionismo produttivo, interprete delle esigenze reali degli attori locali. Ognuno può piantare alberi, realizzare tettoie e depositi per gli attrezzi (vere e proprie lanterne di luce di notte), purché non snaturi le parti progettate. La conformazione del suolo definisce uno spazio in cui non si è visti da quanti "oziano" negli orti. Immaginare questa sensazione ci ha guidato nel percorso progettuale. Abbiamo voluto insistere con la visione dello spaesamento che si prova all'interno di questi spazi. Le relazioni tra le abitazioni, gli orti e gli spazi pubblici, ovvero tra gli elementi focali per la qualificazione dell'area assegnata, sono costruite attraverso una progettazione che coordina la diversa scala sociale. Il design del sistema rende possibile identificare lo stato di fruizione e la riconoscibilità di ogni presenza o attività. Nelle unità d'abitazione/ufficio, la dimora (simplex, duplex o su più piani) procede sempre più verso l'idea di flessibilità e fluidità di spazi non convenzionali, nell'attenzione crescente verso i fattori climatici e le economie di cui questi sono portatori dentro un'accurata gestione progettuale. Abbiamo adottato un metodo rivolto a scoprire forme dell'abitare legate alla contemporaneità, nell'ibridazione tra spazi pubblici e privati, dentro un unico momento progettuale che trova, nell'integrazione con gli altri saperi, le risorse necessarie per migliorare beni e servizi. È da questa sintesi costruttiva che possono nascere nuove identità dei luoghi, nella città in continua mutazione, che intreccia persone, socialità e desideri. 1. Amédée Ozenfant, Jeanneret Le Corbusier, Sur la Plastique: 1. Examen des conditions primordiales, in «L'esprit nouveau», 1920, 1, octobre, p. 43. 2. Così come lo hanno definito ultimamente gli studi di Domenico De Masi. Cfr. Domenico De Masi, Ozio creativo, Rizzoli, Milano 2000. 3 Cfr. Orti urbani realizzati a Copenhagen nel 1950 da C. Th Sorenson. In Richard Ingersoll, Sprawltown, Meltemi, Roma 2004, pp. 228-229.
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