Elastico SpA + Elastico 3 POLO SCOLASTICO Le vie della speculazione sono infinite
Elastico SpA www.studioelastico.com Stefano Pujatti Collaboratori Corrado Curti, Valeria Brero, Daniele Almondo, Elena Ferraris Elastico 3 Alberto Del Maschio Collaboratore Marco Burigana Artista Valentino Marengo, Fuori scala Per immaginare una città nuova abbiamo guardato le città che conosciamo e messo in scena il loro futuro. L'urbanizzazione è diffusa su tutto il pianeta e continua a crescere1 ma, mentre le città hanno forme diverse e contraddittorie, le espansioni urbane presentano come costante la bassa densità. La conseguenza è un consumo di suolo senza precedenti e non fa eccezione l'Italia, dove non si manifesta alcuna opposizione istituzionale2. Mentre le città storiche crescevano e si consolidavano in tessuti densi intorno a elementi orografici forti, capaci di favorirne difesa, commerci, controllo del territorio, e di connotarne la struttura, la forma urbana contemporanea è sempre più una lottizzazione disegnata dal trasporto individuale, dalla casa isolata e dalla villetta a schiera. Il mutare della forma urbana riflette i cambiamenti nei processi di produzione dello spazio: l'edilizia residenziale è da tempo, in Italia, appannaggio di soggetti privati, per lo più di ridotte dimensioni3, il solo interesse è la massimizzazione del profitto, il mercato immobiliare prescinde totalmente dalla qualità architettonica, l'iniziativa pubblica resiste (ma fino a quando?) soltanto nella realizzazione di infrastrutture, servizi primari e trasformazioni urbane. Alla luce di simili considerazioni non può che apparire illusorio immaginare per l'architettura un ruolo rilevante nel ridefinire gli spazi dell'abitare. Non crediamo che la città possa migliorare attraverso il progetto della residenza perché ciò richiede prima un cambiamento radicale del mercato immobiliare. Crediamo invece si debba lavorare sulle infrastrutture di servizio alla città e farle diventare gli strumenti per ridare forma, senso e densità ai paesaggi sempre più desolati e sfilacciati che si distendono lungo strade e autostrade. Così, il plesso scolastico di VEMA è progettato per essere un movimento geologico che conforma il paesaggio e definisce spazi di relazione, interazione e informazione. Su di esso, come su una collina, può allora distendersi la litania della speculazione edilizia. Come la linea di basso di un remix, la scuola di VEMA prova a dare senso al ritornello monotono e alla moda della città diffusa. GLOSSARIO Che ruolo ha la scuola nella società, oggi? Abbiamo individuato parole-ponte e messo in relazione concetti e forme per arrivare a un'architettura che porti con sé traccia della domanda. Informazione: la società in cui viviamo è dominata dal "paradigma dell'informazione" 4 al punto che spesso è confusa con la cultura. Ma il semplice accesso al campo infinito dell'informazione, o l'organizzazione che vi si introduce (ordinamento scolastico, iter formativo, ecc.) costituiscono un articolazione del sapere che non è cultura. Cultura: tutte le interazioni tra possibili organizzazioni del sapere quando entrano in relazione tra loro, si trasformano, aprono ambiti di conoscenza, lasciano emergere dubbi. Scuola: il luogo della formazione e della conoscenza ma, soprattutto, il luogo della cultura: dove si impara a mettere in relazione saperi diversi e si sviluppa una coscienza critica. Linee: un insieme di traiettorie aperte e direzionate nello spazio della conoscenza, che interagendo si deformano. Ogni linea è un percorso scolastico e lungo essa si articolano gli spazi per le funzioni didattiche primarie: aule, servizi, uffici. Connessioni: tra le linee connessioni, complesse e articolate come le interazioni che producono cultura. Al loro interno la scuola vera, che dopo aver insegnato la lezione la rimette in discussione, trova i suoi spazi. Interazioni: negli spazi di connessione, attività che facilitano gli scambi informali e creano cultura: teatro, musica, laboratori, biblioteche, ludoteche, giardini didattici e spazi per lo sport come tessuto connettivo tra le linee-scuola. Aperture: spazi connettivi aperti alla città, perchè il campo della cultura non finisce con la scuola, ma può diventare innesco di una trasformazione sociale e politica, che modifichi il quotidiano e con esso l'architettura e la città5. 1. Le nazioni unite stimano che entro il 2030 il 60% della popolazione umana vivrà in aree urbane, le città con più di 10 milioni di abitanti passeranno da 20 a 22, mentre quelle con meno di 5 milioni di abitanti cresceranno da 819 a 954 (fonte: Population Division of the Department of Economic and Social Affairs of the United Nations Secretariat, World Population Prospects: The 2004 Revision and World Urbanization Prospects: The 2005 Revision, http://esa.un.org/unup). 2. «C'è un argomento sul quale l'Italia registra un enorme ritardo rispetto ad altri stati europei; un argomento sul quale una legge che riguardi il governo del territorio (o una sua componente importante, la pianificazione urbanistica e territoriale) dovrebbe pronunciare regole chiare, tassative, non negoziabili: il consumo di suolo. In Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Olanda, come in diversi stati e città degli USA, i governi si sforzano di contrastare il consumo di suolo. In Italia, dove già dagli anni Cinquanta ai Settanta abbiamo devastato gran parte del territorio di pianura, di valle e di costa, non si sa neppure che cos'è. Se abbondano studi qualitativi sulla "città diffusa" e sulla "dispersione insediativa", non si sa quanto terreno venga occupato ogni anno da lottizzazioni ed espansioni urbane, ville e villette, capannoni e discariche, strade e piazzali, discoteche e factory outlet. Da noi nessuno sa, né si preoccupa di sapere, quanto terreno viene sottratto all'agricoltura, alla percolazione dell'acqua piovana, all'azione della clorofilla e del sole, al ciclo biologico». E. Salzano, Promemoria per una nuova legge urbanistica/1. Consumo di suolo, «Il Giornale dell'Architettura», 2006, giugno. 3. Nel 2001 in Italia si contavano 515.777 imprese operanti nel settore delle costruzioni, con 1.529.146 addetti (pari a 2,96 addetti per impresa), coprendo il 12,6% del totale delle imprese italiane contro il 9,7% degli addetti (fonte: ISTAT- VIII censimento generale dell'industria e dei servizi 2001, fascicolo Italia). 4 «Il nuovo paradigma tecnico-economico conduce a un nuovo modello di sviluppo, chiamato informazionalismo, caratteristico di una forma specifica di organizzazione sociale nella quale la velocità di informazione, di calcolo e di trasmissione diventa la risorsa fondamentale per favorire produttività e potere». M. Castells, La città delle reti, Marsilio, Venezia 2004. 5 «Perchè la vita cambi, la società, lo spazio, l'architettura, perfino la città devono cambiare». H. Lefebvre, Quotidien et Quotidienneté, in Encyclopaedia Universalis, 13, Gregory, Paris 1972.
|