Lorenzo Capobianco STUDI TELEVISIVI Sottobosco/Underbrush - 5 punti per la città del futuro
Lorenzo Capobianco Collaboratori Fabio Baratto, Matteo Belfiore, Raffaele Capasso, Marco Fabio De Lillo, Sabrina De Martino, Giovanni Fasanaro Artista Franco Scognamiglio, Teatro della memoria Architetto invitato Cherubino Gambardella Sottobosco è il racconto di un desiderio di città dove la costruzione coincide con il configurarsi dello spazio collettivo e la casa si affida alla dimensione scolpita della residenza. Cinque punti segnano, e in certo modo sembrano poter riassumere, il carattere di questa città: Sottobosco è una città "classica" perché è fatta di strade, piazze e isolati così come li abbiamo conosciuti e attraversati nella città ottocentesca. Le maglie del suo impianto si dispongono ad accogliere le esigenze di flessibilità, mutevolezza e adeguamento tipologico della contemporaneità: Sottobosco è una città "continua", come continue sono le sue strade e i suoi viali; prima misura degli interventi e chiave dell'identità dei luoghi. È una città presente nella sua densità fisica e materica, nel caldo abbraccio che rende urbano lo spazio. È una città "domestica" in cui la dimensione pubblica rinuncia al carattere di autonomia assegnatole dal Movimento Moderno per offrirsi come elemento di giudizio e strumento di integrazione e/o relazione con il contesto. Strade e piazze danno forma alle logiche del quotidiano, si aprono alle atmosfere familiari e alle piccole vicissitudini domestiche. Immagino lo spazio della città come estensione concreta dello spazio della casa: le rue corridor e il "mondo secondo", ospitato alla quota stradale all'interno degli edifici-isolato, sono la traduzione fisica di quella idea di spazio collettivo che fa sentire la città come propria, familiare e sorridente, luogo "rassicurante" depositario dell'identità, delle abitudini e delle emozioni della vita urbana. Sottobosco è soprattutto una città rovescia. La linea di terra è il dominio naturale dell'uomo, la sua prima percezione. Lungo questa linea si concentra il processo di sedimentazione delle spinte del mercato e delle mode nelle cangianti e mutevoli forme degli spazi del commercio. Il piede a terra e, di riflesso, le attività commerciali che lo abitano mettono in forma lo spazio pubblico della quotidianità, i luoghi di una socialità non legati ai momenti di incontro dell'evento. Gli spazi del mercato si allontanano da quelli della bottega della memoria storica contaminandosi con gli spazi per il tempo libero, la ristorazione, la sosta e lo scambio sociale. La percezione e l'immagine di questa quota della città si articolano su di un diverso registro, non legato alla consistenza fisica dell'involucro che lo accoglie. È un'immagine immateriale, successione indistinta di luci, trasparenze e colori: un nuovo ordine dei luoghi urbani la cui toponomastica coincide con i nomi delle marche esposte. Nella nuova dinamica percettiva il piede a terra definisce le sue condizioni di esistenza: la continuità delle quinte urbane e il loro rapporto con la strada, caratteri del tessuto urbano storico od ottocentesco. La rue corridor rappresenta un momento strategico della città contemporanea poiché a partire da essa si può definire la qualità urbana dei luoghi. La città chiede nuovi confini e nuovi orizzonti: la ground line traccia nel suo tessuto un diverso e intermedio skyline ridotto e rovesciato rispetto a quello disegnato dalle geometrie dei volumi nel libero spazio del cielo. Un nuovo orizzonte percettivo racconta una città diversa, consegna un'immagine alternativa e parallela lungo la linea di terra. In Sottobosco il dominio dell'uomo lungo questa linea coincide con il dominio dell'artificiale allontanando da questo piano qualsiasi riferimento o elemento proprio del mondo naturale e vegetale. Tuttavia l'immagine del giardino originario, del bosco incontaminato e naturale, è così forte e presente in questa città da divenire un luogo fisico e concreto. A venti metri d'altezza, in un dialogo rivolto al cielo e alla linea dell'orizzonte, la città disegna un paesaggio diverso dai toni surreali. I "tetti bosco" restituiscono alla città lo spessore della campagna attraverso il delinearsi di un piano astratto, naturale e incontaminato, immediatamente accessibile da tutti gli edifici della città, collegato da un vero e proprio sentiero pensile che, con andamento libero, si sovrappone alla geometrica maglia della sottostante città dell'uomo a misura della distanza concettuale tra artificio e natura. Solo un elemento rompe questa regola: le alte torri che modellano il profilo della città sono gli unici elementi costruiti che nascono e sono percepibili dai boschi. Queste torri sono la memoria, nostra storia e tradizione recente elevata al piano aulico della natura incontaminata, originaria capanna che ci offre gli elementi dell'abaco con i quali possiamo disegnare la città.
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