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Pier Vittorio Aureli, Dogma-Office
Cimitero
Liberté, Fraternité, Egalité - La città dei Nuovi Giacobini


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Dogma
Pier Vittorio, Aureli Martino Tattara, Sabina Tattara
Office
Kersten Geers, David van Severen
Artista
Richard Venlet, Campo dell'Uguaglianza
Architetto invitato
Elia Zenghelis

Verso la fine del XX secolo la città si è inabissata nel mare generico dell'urbanizzazione. Alla coscienza metropolitana, che aveva formato gli ideali urbani delle grandi metropoli, si èsostituita la visione statistica dell'urbanizzazione.
La città è diventata un grande magazzino nel quale pluralismo e diversità sono i tratti totalizzanti e omogenei della sua forma sociale, politica e culturale. La città era il teatro dello scontro di classe. Oggi l'urbanizzazione è il loft della classe media, ovvero lo spazio della servitù volontaria verso la democrazia apolitica imposta dal mercato. Di fronte a questo scenario politico e culturale occorre riformulare l'immaginario di parte della città contro lo spazio totalizzante dell'urbanizzazione. La città è l'appartenenza dei suoi abitanti a una idea che la città stessa incarna nei suoi spazi collettivi. L'habitat della classe media è l'urbanizzazione generica, ovvero lo spazio indifferenziato dell'individuo assoluto. Per muovere una critica verso questo stato delle cose torna utile la distinzione tra cittadino e borghese. Oggi quella distinzione dovrebbe tradursi più semplicemente nella differenza tra individuo, quale espressione generica e totalizzante dell'urbanizzazione diffusa, e cittadino, parte attiva di una idea di città quale espressione di una modalità cosciente del vivere insieme. Con il progetto per il cimitero di VEMA ci siamo posti risolutamente un'idea di città concepita mediante una forma architettonica collettiva. Architettura funebre, ma anche falansterio contemporaneo e grande albergo degli uguali, il cimitero di VEMA è proposto come una parte di città e al contempo modello per essa. L'idea di questa città fa riferimento a una rinnovata tradizione giacobina incarnata dalle parole chiave della rivoluzione francese: liberté, fraternité, egalité. I giacobini erano un club di cittadini di parte, solidali e rivoluzionari i quali congetturavano la possibilità del cambiamento radicale dello stato delle cose attraverso gli strumenti puri della politica vissuta esistenzialmente. Questa tradizione è qui intesa come tensione ideale ancora valida per il cittadino contemporaneo in rivolta. I Nuovi Giacobini che abiteranno il cimitero di VEMA si contrapporranno all'apatica e apolitica Creative Class. Contro l'egemonia di quest'ultima, i Nuovi Giacobini praticheranno l'esercizio di un nuovo stile di vita urbano comunitario e rivoluzionario. Nella nostra proposta questa posizione è espressa mediante un radicalismo tipologico spinto fino all'estremo e uno stile formale astratto e deliberatamente austero, anonimo.
Cimitero e forma residenziale collettiva Agli inizi del XIX secolo l'espulsione dei morti dai confini della città situava il cimitero quale testa di ponte dell'urbanizzazione suburbana. Agli inizi del XXI secolo, nel momento in cui il processo di urbanizzazione ha compiuto il suo ciclo saturando lo spazio tra le città, il cimitero torna ad insediarsi dentro la città per contribuire ad affermare VEMA quale forma urbana collettiva contrapposta al mare dell'urbanizzazione diffusa dell'individualismo. La residenza non è più complementare alle grandi forme urbane collettive come avveniva in passato; essa è, di volta in volta, un mall, un complesso del tempo libero, un'università, una scuola, una moschea, una sala multiplex e quindi anche un cimitero. La casa dei vivi, come la casa dei morti, è da noi intesa come grande forma collettiva. Il progetto si articola in tre parti distinte: la città (Campo della Fraternità), il camposanto (Campo della Libertà), il grande spazio vuoto (Campo dell'Uguaglianza).
Campo della Fraternità, ovvero la casa dei morti e dei vivi, è risolta attraverso la ripetizione di un solo elemento: la colonna. Al piano terra le colonne sono torri residenziali di una sola stanza per piano. La densità delle torri e la loro proporzione, ripresa dall'ordine dorico, fa sì che il complesso sia inteso come un grande spazio collettivo risolutamente autonomo dal proprio contesto. Al primo piano ipogeo le colonne sono dei colombari che compongono un vasto spazio ipostilo. L'accesso a questo spazio ipostilo avviene dal parco. Più in profondità, al secondo livello ipogeo, si trovano i parcheggi. Questo spazio è concepito come grande vestibolo alle colonne residenziali del piano terra.
Campo della Libertà, vale a dire il camposanto vero e proprio, luogo di mistero, edonismo e cerimonia, costituisce l'accesso alla grande sala ipostila, che raccoglie e protegge le ceneri dei defunti. Il Campo della Libertà è stato disegnato da Elia Zenghelis che per l'occasione ha rivisitato il progetto per la baia di Koutavos. In questo luogo la natura evocata artificialmente non ha semplicemente una funzione ricreativa, bensì simbolica e monumentale. Natura e morte sono unite dall'essere entrambe, inesorabilmente, al di là della ragione umana. Il Campo della Libertà intende quindi celebrare la Natura intesa come Monumento alla Morte. Il Campo della Libertà è diviso in due parti: una costituisce il parco ad alberi, l'altra è una superficie d'acqua. La superficie d'acqua si articola attraverso cinque "stazioni" poste sui quattro lati dell'area. La sequenza delle stazioni rappresenta il cerimoniale urbano in questo angolo estremo della città: l'orizzonte infinito della Pianura Padana, l'ingresso al Walhalla dove i Giacobini e i migliori combattenti urbani vengono deposti, l'arcadia, il Walhallacrematorio e infine l'ingresso alla città.
Campo dell'Uguaglianza. Dominato dalla ciminiera del crematorio questo spazio è dedicato allo spazio vuoto urbano inteso come immagine assoluta della città contro la pervasiva bassa densità della città dispersa.
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